
L’appuntamento è imperdibile. Le
semifinali mondiali al Mediolanum Forum di Assago, rappresentano il meglio del meglio. E a tale proposito, al meglio ci si abitua presto. Quando nel 2005 in Cina, l’Italia raccolse due bronzi (Valentino e Cammarelle), si parlò di grande rinascita, ricordandosi che era dal ’99 che non ottenevamo un doppio podio. Dopo il trionfo storico di Chicago nel 2007, con l’oro di Cammarelle e Russo, l’argento di Valentino e il bronzo di Picardi, chiaro che scivolare indietro è sempre amaro. Dimenticandosi che negli USA mancava Cuba e le nazioni al via erano 120 contro le 143 di Milano. Come gli atleti, 530 contro i 554 attuali.
Per questo il bilancio azzurro, forse inferiore alle attese, va letto senza le solite esagerazioni all’italiana. Ugualmente l’impressione personale quindi soggettiva, è che l’Italia sia arrivata ai mondiali non più al picco della condizione, diciamo in buona forma, non eccellente, come era auspicabile in un torneo che asciuga i polmoni. Fatta salva la fiducia che meritano Francesco Damiani e Raffaele Bergamasco, perfetti nei rispettivi ruoli e invidiati da altre nazioni, ci chiediamo se non fosse necessaria la presenza di un qualificato preparatore atletico. Nessun riferimento al professore russo Vassiliy Filimonov, che fece compiere il salto di qualità atletico ai mondiali di Chicago, cancellando l’handicap tipico italiano, di non tenere il ritmo per tutto l’incontro. Certo, li sottoponeva a duri lavori e all’inizio furono dolori per tutti. Ma a Chicago, i nostri erano più pericolosi alla fine che all’inizio. Non così a Milano. In apnea nella terza ripresa. Abbiamo criticato il verdetto contro Picardi e non cambiamo idea, ma dobbiamo anche dire che il ragazzo di Casoria, nel terzo round andava avanti solo perché aveva messo il cuore oltre l’ostacolo, stanchissimo e non lucido. Dove erano le schivate e gli spostamenti sul tronco visti altre volte?
Il podio di questi mondiali mega, con 143 nazioni e 554 pugili in partenza, troppi e troppo faticoso lo sforzo imposto ai pugili, col rischio di falsare i valori, se lo dividono 20 nazioni, una in più di Chicago. Con la differenza che la forza d’assieme russa stavolta ha fatto la differenza distanziando Cuba, che sta cercando un rinnovo non facile. Gli Stevenson e i Savon non spuntano come le margherite, anche se pseudo nipoti o cugini.
I caraibici sono mediamente molto bravi, ma nessuno è un fenomeno, hanno pedine sicure e un ricambio enorme. Potrebbero allestire anche tre-quattro formazioni dello stesso livello di Milano, ma questo non cambierebbe il risultato.

La
Russia per contro sta ottenendo quello che non gli riusciva in passato. La nuova impostazione dei giudici, che privilegiano il pugno deciso ai colpettini di un tempo, ha portato benefici ai ragazzi di Khromov, che esprimono due scuole tecniche, quelle degli Ayrapetyan, Aloyan, Vodopyanov e Selimov, improntate sulla mobilità, il gioco di gambe e gli spostamenti laterali, tecnica di cui è maestro il piuma ucraino Lomachenko, mentre Beterbiev, Mekhontsev. Sergeev, Abzalimov e Zamkovoy hanno un pugilato più classico, in linea, diciamo vecchio stile, ma ugualmente positivo quando viene espresso al meglio, come ha fatto il massimo Mekhontsev contro Russo.
In tal modo hanno portato otto atleti sul podio, come a Chicago, quattro-cinque aspirano all’oro. Cuba ne ha solo quattro in medaglia, la metà del 2005, meno che nel 2003 (5) per non dire dell’edizione di Belfast nel 2001 (9, con 7 ori). Crisi? Non proprio, ma dopo le sbornie con i vari Gamboa, Rigondeaux, Kindelam, Solis e Balado gli eredi di Stevenson, non è facile mantenere una leadership che comunque, forze nuove cercano e ormai riescono, se non a sgretolare, certo a ridimensionare. Non altrimenti Uzbekistan (4), Mongolia (3), Ucraina (3) e Cina (2), ma non solo, fanno capire che i tempi delle vacche grasse caraibiche sembrano allontanarsi sempre più.
Domani la giornata più importante dei mondiali, si lotta per arrivare all’oro.
Dodici incontri nel pomeriggio (48, 54, 60, 69, 81, +91) dieci la sera (51, 57, 64, 75 e 91). Valentino e Cammarelle nella prima sezione.Nel dettaglio i confronti.
48 kg. Li Jazhao (20-9-86 - Cina) c. Purevdorj Serdamba (18-4-85 Mongolia) Due scuole diverse, il mongolo ha maggiore esperienza e un tasso tecnico superiore. Argento olimpico, molti allori in Asia, più del cinese avrà il suo bel daffare contro il mancino russo Ayrapetyan, l’altro probabile finalista, dal quale venne sconfitto a Chicago al primo turno.
Shin Jong Hun (5-5-89 Corea Sud) c. David Ayrapetyan (26-10-83 Russia). Unico coreano in medaglia, molto giovane, flessuoso come un giunco, ha soggiogato il cubano Matellon, ma non sarà facile imbrigliare il mancino di Baku, attivo del ’97, ancora alla ricerca di un oro internazionale. Vinse nel 2002 il mondiale me era ancora jr.
51 kg. McWiliams Arroyo (12-5-85 Portorico) c. Beblik Ronny (12-5-86 Gemania) Due nomi non molto giocati alla vigilia. Erano più quotati il cubano Hernandez e l’inglese Yafai, sconfitti a sorpresa. Più consistente il portoricano, più smaliziato il tedesco, dominato da Picardi a giugno.
Aloyan Misha (23-8-88 Russia) c. Nyambayar Tugstsogt (23-6-92 Mongolia). Il mancino russo è la novità tra i 51 kg. mancino, vario e veloce, ha faticato niente male prima di aver ragione del thailandese Ruenroeng, bronzo nei 48 a Chicago, di lunga esperienza. Sul piano tecnico il mongolo, 17 anni a giugno, anche se ne dimostra almeno un paio di più, non è un fenomeno. Ma fa la differenza sul ritmo, mostruoso.
54 kg. Leon Alarcon Yankiel (26-1-82 Cuba) c. Dalakliev Tetelin (19-2-83 Bulgaria). Il cubano colse a Pechino l’argento nei mosca, qui non ha incantato, ma il bulgaro ci sembra una linea sotto. Tutti e due sparagnini in attacco.
Nevin John (7-6-89 Irlanda) c. Abzalimov Eduard (9-3-84 Russia). Unico a difendere il quadrifoglio irlandese, longilineo veloce, ma non potrebbe bastare contro il russo, che senza strabiliare ha raggiunto il podio e potrebbe non essere finita.
57 kg. Lomachenko Vasyl (17-2-88 Ucraina) c. Valdez Oscar (22-12-90 Messico). Mister oro olimpico sulla carta non ha avversari in grado di ostacolare la corsa al mondiale. Per Valdez l’unica cosa certa è che farà utile esperienza.
Vodopyanov Sergey (20-9-87) c. Sultonov Bahodirjon (15-1-85 Uzbekistan). Il russo favorito contro l’uzbeko, che gode di fiducia in casa, ma sembra meno attrezzato dell’ennesimo mancino moscovita, che dopo la gloria dorata nei gallo a Chicago, ebbe sfortuna a Pechino, battuto negli ottavi dall’indiano Kumar +9-9. E’ l’unico a poter reggere con Lomachenko.
60 kg. Valentino Domenico (17-5-84 Italia) c. Pakhadze Koba (7-1-84 Georgia). Coetanei con diverso curriculum. L’azzurro considera ancora una tappa la semifinale, mentre il georgiano, mancino molto alto, ma non molto rapido, ha già fatto molto per essere in medaglia. Valentino, tecnicamente superiore, deve far presa sull’entusiasmo, per non sentire la stanchezza.
Pedraza Jose (8-5-89 Portorico) c. Selimov Albert (5-4-86 Russia). Due scuole diverse e quella di Selimov appare meglio attrezzata per spuntarla. Finora è andato avanti come un direttissimo. Mondiale uscente nei piuma, ha fatto poca strada a Pechino, fermato di brutto da Lomachenko. Prevedibile la finale con Valentino.
64 kg. Iglesias Sotolongo Roniel (14-8-88 Cuba) c. Uranchimeg Munkh (22-3-82 Mongolia). Meno stanco sicuramente il caraibico, mentre il mongolo ha sprecato energie infinite contro l’ucraino Klyuchko, finito 14-12 dopo aspra lotta. Ma tutto è possibile. Anche la sorpresa.
Gomez Frankie (4-2’92 Usa) c. Kate Gyula (3-2-82 Ungheria). Altro giovanissimo a medaglia, con boxe da professionista, ma l’esperienza di Kate, bronzo europeo, presente a Chicago e a Pechino, dovrebbe venire fuori.
69 kg. Zamkovoy Andrey (4-7-87 Russia) c. Sapyev Serik (16-11-83 Kazakistan). Il kazako ha esperienza da vendere, il salto di categoria non sembra condizionarlo. Solo nei quarti ha dovuto faticare contro l’ucraino Shelestyuk, il resto senza problemi. L’asiatico è un mancino che sa variare i temi e dovrebbe tenere a freno anche il russo.
Mahmudov Botirjon (3-1-90 Uzbekistan) c. Culcay-Keth Jack (26-9-85 Germania). Sfida molto equilibrata, meglio il tedesco nello schema tattico, irruento e forte l’uzbeko altro nome che dopo un buon rodaggio negli youth, sta sfondando anche tra i senior.
75 kg. Vijender Mahimal (29-10-85 India) c. Atoev Abbos (7-6-86 Uzbekistan). L’uzbeko difende l’oro di Chicago, ottenuto nei mediomassimi. Incredibilmente è sceso di categoria e sembra bene intenzionato. L’indiano, che alterna il ruolo di pugile con le sfilate di moda, è di buon livello e potrebbe anche dare filo da torcere oltre il previsto.
Hakobyan Andranik (6-8-81 Armenia) c. Blanco Alfonso (2-2-86). Unico armeno sul podio, nonostante l’ottima squadra presentata. Neppure tanto giovane, si è sempre battuto gagliardamente, senza nessun regalo. Blanco è sempre atleta da battere, argento a Chicago potrebbe ripetersi, sempre che batta questo rivale tenacissimo.
81 kg. Larduet Gomez (23-2-90 Cuba) c. Beterbiev Artur (2-1-85 Russia). Cuba si aggrappa a questo giovane fisicamente eccezionale, ma ancora verde sul piano tecnico. Il russo ha più esperienza e l’argento di Chicago più di un premio fu una beffa contro Atoev. Perder l’occasione sarebbe una beffa, Ma il match è incertissimo.
Bouhemia Abdelkader (7-5-86 Francia) c. Rasulov Elshod (7-3-86 Uzbekistan). La lieta sorpresa francese, di un mondiale nato male, questo Bouhemia sangue magrebino e bene impostato, potrebbe soffrire la pressione di Rasulov che denota un condizione atletica invidiabile.
91 kg. Acosta Duarte Osmai (3-1-85 Cuba) c. M’Bumba John (29-4-83 Francia). Il cubano bronzo olimpico ha sempre vinto senza entusiasmare, sparagnino all’eccesso, furbo e infido. Il francese è un libro aperto. I due si conoscono e anche se M’Bumba che lo ha battuto in Francia, mentre è stato sconfitto fuori, corre a handicap.
Usyk Oleksandr (17-1-87 Ucraina) c. Mekhontsev Egor (14-11-84 Russia). Il più giovane ucraino che alterna mediomassimi - campione d’Europa in carica - e massimi, pur molto giovane ha esperienza notevole. In avvio potrebbe prendere vantaggio, ma poi la concretezza del russo potrebbe spuntarla.
+ 91 kg. Cammarelle Roberto (30-7-80 Italia) c. Zuyeu Viktor (22-5-83 Bielorussia). Confidiamo nella grande intelligenza tattica di Cammarelle, che difende una montagna di titoli e l’onore d’Italia assieme a Valentino. Non è al top della condizione, ma dovrebbe bastare per tenere lontano il bielorusso, pure lui mancino, un po’ meno concreto. Ma non dimentichiamo che ha battuto il russo Sergeev, uno dei favoriti.
Kapitonenko Roman (21-1-81 Ucraina) c. Zhang Zhilei (2-5-83 Cina). Sono due giganti di grandi dimensioni, non eccezionali ma sempre pericolosi. Entrambi battuti dal miglior Cammarelle. Il cinese sembra avere qualche possibilità in più. Questa la rassegna più importante dei mondiali, che offre sempre il meglio nelle semifinali. Diretta su Dahlia TV, differita su Italia 1, dopo le 24,30. Anche se la boxe, dal vivo è tutt’altra cosa.