Ai mondiali di Milano, Russia a valanga con sei finalisti, ma l’Italia sogna una doppietta d’oro
AloyanNella seconda sezione, quella serale. Iniziano i pesi mosca, la categoria dove Picardi sperava di ripetere il podio di Chicago. Purtroppo il mongolo Nyambayar, 17 anni, lo ha battuto con un verdetto variamente commentato. Ognuno è libero di esprimere il proprio parere, senza per questo avere in mano la verità. Tanto più che il mongolo, contro ogni pronostico è approdato addirittura in finale, sia pure in maniera rocambolesca. Contro il mobilissimo mancino russo Aloyan, sembrava impossibile spuntarla. Preso in velocità, non era facile trovare bersaglio per l’asiatico. Il russo di radici armene, eccelleva in tutto, comprese le schivate e i rientri. Ma eccedeva anche quando portava la testa troppo sotto l’avversario. Avanti 7-5 a 12 secondi dal termine, Aloyan eseguiva l’ennesima schivata bassa e l’arbitro che lo aveva avvisato in precedenza, lo richiamava: due punti di penalizzazione, mentre scattava il sesto colpo per Nyambayar. Finiva 8-7 per il mongolo. La frittata era fatta. Merito dell’arbitro o demerito di Aloyan? Certo una sconfitta amarissima.
 
Tra il portoricano Arrojo McWiliams e il tedesco Ronny Beblik, grande equilibrio, con un balzo in avanti nella terza dell’americano che si aggiudicava la sfida e domani troverà un ragazzino di 17 anni della Mongolia, molto bravo, molto forte, ma pure baciato dallo stellone. Tanto che appare favorito per l’oro.
 51 kg. McWilliams (Portorico) b. Beblik (Germania) 9-7; Nyambayar (Mongolia) b. Aloyan (Russia) 8-7.

Lomachenko Quando combatte il piuma ucraino Lomachenko ci si lustra sempre la vista. Anche la semifinale contro il messicano Valdez non è venuta meno alla regola. Vittoria sul velluto 12-1. Non poteva perdere il mancino russo Vodopyanov, dopo la beffa subita da Aloyan. Infatti, ha portato a casa una vittoria, anche se è stato meno facile del previsto. L’uzbeko Sultonov gli è rimasto sempre vicino, scambiando con decisione. Il guizzo decisivo nel finale e vittoria 7-5 per il campione uscente dei gallo, che stavolta trova in finale Lomachenko, bruciato a Chicago contro Selimov con un verdetto bugiardo. Inoltre l’Ucraina che ha vinto 10 argenti e 7 bronzi, nella sua storia iridata, ancora deve cogliere l’oro. E si affida a Lomachenko, il gioiello di casa.
 57 kg. Lomachenko (Ucraina) b. Valdez (Messico) 12-1; Vodopyanov (Russia) b. Sultonov (Uzbekistan) 7-5.

Arriva anche il primo successo cubano, dopo le sconfitte di Alarcon (54) Larduet (81). Lo coglie il superleggero mancino Iglesias di fronte al mongolo anche lui mancino Uranchimeg, che ci ha provato in tutti i modi a trovare bersaglio, ma con poca fortuna. Il cubano finiva avanti 6-4. Si pensava che la maggiore esperienza di Kate, unico rappresentante magiaro, potesse tenere a bada il giovanissimo statunitense Frankie Gomez, che partiva meglio e sembrava intenzionato a proseguire. Non tardava la reazione di Kate che i giudici premiavano generosamente, completando la seconda ripresa con un 5-5 che lasciava tutto aperto. Nella terza i colpi di Gomez piovevano su Kate ma ottenevano pochi riscontri. Quasi incredibile l’8-7 per Gomez, che doveva essere ben maggiore.
64 kg. Iglesias (Cuba) b. Uranchimeg (Mongolia) 6-4; Gomez (Usa) b. Kate (Ungheria) 8-7.

Per Atoev l’occasione di bissare l’oro del 2007, per Vijender il miglioramento del bronzo. Nonostante i continui assalti dell’indiano, la scelta di tempo dell’uzbeko fa la differenza, premiata dai giudici con un rotondo 7-3.
Hakobyan l’armeno e Blanco il venezolano sono gli unici rappresentanti dei rispettivi paesi. Il secondo a Chicago arrivò all’argento, mentre il primo non andò oltre i sedicesimi. A Pechino presenti entrambi, senza raggiungere il podio. In questa occasione il mancino venezuelano è parso meno deciso del solito, perdendo l’occasione di ripetere Chicago. Per colpa di un richiamo sul 2-2 che da all’armeno il pass per la finale. Tra i fischi del pubblico.
75 kg. Atoev (Uzbekistan) b. Vijender (India) 7-3; Hakobyan (Armenia) b. Blanco (Venezuela) 4-3.

Acosta Troppo facile per Acosta nei massimi contro M’Bumba, col quale ha già avuto contatti. Acosta è più preciso, mentre il francese è troppo elementare. La battaglia tra Mekhontsev e Usyk è di quelle che lasciano il segno, il verdetto assegna la vittoria al russo con un netto 14-10 che personalmente non condivido. A voler essere ancora più sincero, non ho visto perdere Usyk, anche se i giudici mi danno torto. A parte l’ottima boxe dell’ucraino, che deve solo mettere qualche muscolo in più, cosa che può fare visto che ha solo 22 anni. Nel convulso finale, troppi colpi di Usyk ignorati, al contrario del trattamento al russo.
91 kg. Acosta (Cuba) b. M’Bumba (Francia); Mekhontsev (Russia) c. Usyk (Ucraina).

In finale: Russia (6), Cuba, Italia, Portorico, Mongolia, Uzbekistan e Ucraina (2), uno a testa Armenia, Usa, Germania e Bulgaria. In totale 11 nazioni. Ferme al solo bronzo Messico, Venezuela, Corea, Cina, Ungheria, Francia, Georgia, Messico, Irlanda e India.
 
Giuliano Orlando
(A CURA DI MILOC 2009)
 



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